domenica 18 gennaio 2009

Un incubo che diviene realtà

E’
Notte alta ormai sulla città e le persone dormono già.
Un uomo cammina mezzo ubriaco per le strade scure, una prostituta passeggia alla ricerca di un “ingaggio”.
Piove le strade bagnate luccicano al passaggio di macchine con fari accesi.
Si sente il freddo pungente del gelido inverno.
In questa notte la pioggia sembra voler immergere la città, lavarla da
tutto.
Sono sola nel mio piccolo rifugio.
Che brividi.
La pioggia cade ancora fitta e un altro uomo corre.
Paura.
Tanta paura.
Questa notte fa tremendamente paura.
Improvvisamente ecco un rumore!
Mi sporgo per vedere cosa è successo.
Fumo nero.
Osservo ancora.
Intanto la pioggia cessa e io esco dal mio nascondiglio.
Mi avvicino al fumo.
Un’auto ha sbandato e ora è lì, immobile.
Resto impietrita per un attimo, poi cerco nella mia borsetta e trovo il cellulare.
Faccio per chiamare, ma una mano mi ferma.
Mi volto e sì… è proprio lui.
Quell’uomo che correva.
Lo vedo bene in faccia ora.
Era proprio lui, Stuart.
Resto ancora immobile e muta.
Aspetto inerme che questo silenzio sia interrotto.
Stuart mi lasciò la mano.
Tremante restai ancora immobile.
Lui mi fissa con i suoi occhi penetranti, resto incantata, poi finalmente parla.
Una parola, una sola e mi scombussola: -AMORE!
Resto di stucco.
La macchina intanto continua a fumare.
Dopo poco ancora Stuart mi parla dicendomi: -VEDI CHE COSA HO FATTO
PER TE!-
Io resto tesa, le mie labbra volevano aprirsi, il mio cuore me lo impediva tanto era forte il suo battito.
Stuart continua ancora a parlare con la sua voce sensuale e allo stesso tempo
infernale: - SEI SEMPRE TU LA CAUSA DI TUTTE LE COSE DELLA MIA
VITA!-.
Io tremo.
Ho paura.
In giro non c’è nessuno!
Non ho armi con me.
Stuart continua ancora: - HO DOVUTO FARE QUESTO PER FARTI USCIRE ALLO SCOPERTO! PER POTERTI RIVEDERE! LHO DOVUTO UCCIDERE!-.
Io allora riesco a dire una frase :- Stuart…non è come pensi tu…io no…-mi zittisce gridando :-SEI STATA TU!TU!TU! TU LHAI FATTO! MI HAI
PROVOCATO E IO HO DOVUTO DARTI UNA LEZIONE!-
Tremo ancora e taccio.
Lui continua con voce tremante e piangente:- A CHE PREZZO! POVERINO…LUI NON HA FATTO NIENTE…-continua urlando-NIENTE! EPPURE HO DOVUTO USARLO PER TE! HO DOVUTO SACRIFICARLO PER TE!-.
Sono terrorizzata.
Lo guardo e le parole mi escono strozzate dalla paura: -co…cosa hai fa…fatto
Per me?-.
Mi risponde: - HO DOVUTO FARLO!LUI,QUELLO CHE GUIDAVA LA
MACCHINA! E’ MORTO A CAUSA TUA!-.
Lo osservo.
Taccio ancora, poi rispondo con voce tremante:- morto?co…come morto…?
Stuart tace per un secondo, mi guarda e sogghigna dicendo: - MORTO…PECCATO…ERA UNA BRAVA PERSONA…-continua con tono minaccioso:- MA TU! TU LA PAGHERAI PER QUESTO!-.
Lo guardo nei suoi occhi per un solo istante, li abbasso subito.
Ho paura!
So che lui manterrà quello che dice e ha ucciso e poi fatto schiantare l’auto con il corpo inerme di quel poveraccio solo per dimostrarmi che non ha alcuna pietà!
In che modo me l’avrebbe fatta pagare?
Come sarei potuta uscire da quella situazione?
Questi dubbi mi stavano logorando il cervello.
Stavo impazzendo di paura.
Sentivo il mio cuore battere all’impazzata.
Stuart è lì, mi fissa, poi mi prende il polso.
Lo stringe con forza.
Una forza brutale.
Sentivo che avrebbe potuto spezzarlo con una sola mano.
Ero immobilizzata di fronte a lui.
Cosa mi avrebbe fatto?
Stuart si avvicina al mio orecchio e mi dice con tono sottile, ma molto duro
:-LA PAGHERAI…è GIUNTO IL MOMENTO…ORA TU SCONTERAI TUTTE
LE TUE COLPE!AHAHAHAHAH!-sembrava un folle adesso.
I suoi occhi erano di un rosso fuoco e la sua mano sul mio polso mi brucia.
Non riuscivo a muovermi né a dire una parola.
Stuart incomincia a trascinarmi con forza.
I miei piedi non possono opporgli resistenza.
Sono in sua balia.
Arriviamo in un piccolo boschetto. Gli alberi facevano strani giochi di luce con i lampioni lì vicino e formavano tante mani pronte ad afferrarti.
Stuart stringe il mio polso ancora molto forte, quando giungiamo in un punto del bosco dove si trova un pozzo.
Stuart mi prende in braccio.
Ho paura.
Chiudo gli occhi.
Improvvisamente una luce.
Mi giro verso quella luce e…no!
Non posso crederci!
Ma si è proprio quello che vedo!
E’ lui…Mark!
Stuart lo guarda lasciandomi cadere sull’erba bagnata e gelida.
Mark dopo un paio di secondi di silenzio che sembravano interminabili si rivolge a Stuart:-Non urli più?Non parli più razza di imbecille?!-
Stuart lo fissa ancora negli occhi, poi con un sogghigno gli risponde:-
MARK…TI STAVO ASPETTANDO SAI?!MI DOMANDAVO QUANDO
SARESTI ARRIVATO!-
Mark:- come vedi sono qui adesso!-.
Stuart:- GIA’…MI HAI FATTO UN GROSSO FAVORE!-dice ridendo, poi seriamente, continua:-SAI NON AVEVO VOGLIA DI VENIRTI A CERCARE…-.
Mark:- sono qui!cosa vuoi- gli dice con tono minaccioso.
Stuart:- FARTI VEDERE COME RENDERO’ GIUSTIZIA PRIMA CON LEI E
POI LO FARO ANCHE CON TE!-.
Mark:- lei non c’entra! Sono qui!lasciala andare!-
Stuart con tono sempre più nervoso:- NON POSSO!LEI E’ LA CAUSA DEL
MIO MALE PEGGIORE!E TU LHAI AIUTATA! PER QUESTO MORIRETE
ENTRAMBI! MA TU! TU DEVI SOFFRIRE ANCORA DI PIU’ DI LEI! LA
VEDRAI SOCCOMBERE E POI LA RAGGIUNGERAI! AHAHAHAHAH!-
Mark è spaventato quanto me.
Lo vedo tremare.
Intanto sta venendo l’alba e il sole comincia a far capolino tra le tenebre che si
vanno ormai schiarendo.
Stuart alza gli occhi e poi, con delle strane parole che non riesco a ricordare,rende immobile ma vigile Mark.
Mi si avvicina.
Ho paura.
Mi prende in braccio.
Mi fissa negli occhi per un secondo, poi mi prende e mi immobilizza sul bordo del pozzo.
Sento che la fine è vicina.
Sono in suo possesso.
Non mi posso ribellare.
Mark sta lottando inutilmente contro quello strano incantesimo.
Sono nuovamente da sola.
Stuart sta pronunciando ancora una strana formula.
Mentre sta finendo si ferma, mi fissa.
Ha uno sguardo diverso da quello fin’ora avuto.
Lo guardo fisso negli occhi.
Dico con sorpresa:-ma tu stai.stai piangendo…-
Stuart:-NON VORREI DOVERLO FARE…-disse singhiozzando.
Io continuo:-non sei obbligato a farlo fino in fondo…sono stata male…adesso
Potresti anche lasciarmi andare…ti giuro non dirò a nessuno quello che hai
Fatto a quell’uomo della macchina…-.
Stuart:- ZITTA!-mi intima con tono alterato-: NON CAPISCI?!NON CAPISCI CHE LO DEVO FARE?! IO…ORMAI LHO PROMESSO! E NON POSSO TORNARE INDIETRO!-.
Io stupita chiedo: -a chi lai promesso Stuart?-
Stuart: - A ME STESSO!-
Io sono allibita, resto per un attimo in silenzio poi riprendo:-perché?-.
Stuart: - SI! FARE GIUSTIZIA! E IO ADESSO LA DEVO FARE!-
Non mi da il tempo di ribattere che ripete le strane formule e…

Il cuore è un sussurro di ghiaccio

RIIIING! RIIIING! Mi sveglio di soprassalto.
Guardo la sveglia e sono le 5e30.
Sono tutta sudata.
Ho ancora paura.
La faccia di Stuart mi è ancora dinnanzi.
Mi alzo lentamente.
Guardo il mio compagno che dorme ancora.
Preparo la colazione per me e il mio compagno Mark.
Ma ancora ripenso a quel sogno.
Possibile che un sogno potesse scombussolarmi così tanto?
E se il sogno fosse solo una premonizione di un qualcosa che doveva accadere di terribile?
Resto per un attimo ferma a riflettere sull’ultimo pensiero, poi mi scuoto e mi dico: - no! Andiamo cosa vai pensare…non essere assurda!è solo un incubo!-.
-Buon giorno mia cara!-
-oh! Ciao Mark!-
-che cos’hai cara?-
-non ti ho sentito entrare e mi sono spaventata…che sciocchina!-.
-vieni qua, sulle mie ginocchia…-mi dice dolcemente.
Vado e mi siedo su lui.
Quanto è dolce, quando fa così…
Mi da una carezza sui capelli, poi mi chiede teneramente: - stanotte ti sei agitata molto…cattivi pensieri?problemi sul lavoro?-.
-no Mark…solo un sogno orribile!-
-che hai sognato?-, mi chiede con un’espressione strana.
-un uomo di nome Stuart che ci stava facendo del male…è stato orribile Mark!-.
-cosa ti hanno detto o fatto queste persone?-, mi chiede con tono, stavolta, molto agitato.
-nulla di grave, mi sono svegliata prima…ma perché sei improvvisamente così agitato?-.
-continua che cosa ti hanno detto?!-, continua lui sempre più agitato.
-mi hanno detto tante cose sconclusionate…ma perché ti agiti tanto?-.
-tesoro non sono agitato…- Mark cercava di nasconderlo, ma lo era eccome.
Io lo capito che è preoccupato, ma cerco di non farglielo capire e continuo sorridendogli: - amore dai non pensiamo più al mio incubo…è passato ormai! Godiamoci questa che si prospetta essere una bellissima giornata di sole!-.
Ma Mark non mi risponde, mi stringe forte come se fosse l’ultima volta che ci dovessimo vedere, mi fa alzare, si alza anche lui e va in bagno a farsi la doccia.
Non lo mai visto così.
Stiamo insieme da 3anni eppure questa è la prima volta che lo vedo veramente sconvolto.
Che gli sta succedendo?
Il mio sogno lo ha scosso così tanto?
Possibile?
Perché?
Intanto Mark esce dal bagno e mi stringe.
Mi stringe forte.
Lo guardo negli occhi.
Ha gli occhi lucidi.
-che cosa hai Mark?- gli domando con dolcezza e preoccupazione.
-nulla di grave…sarà che stamattina ho un po’ di raffreddore…dai non preoccuparti…adesso dobbiamo sbrigarci sennò facciamo tardi al lavoro!- mi risponde cercando di sviare l’argomento.
Glielo faccio fare, infondo è solo un sogno!
Lavoriamo nella stessa azienda io e lui.
Io mi occupo dell’attività di segreteria e lui fa il contabile.
Lavoriamo per un’azienda che fornisce materiale edile.
E’ bene affiatata e tra i colleghi, a parte una collega di nome Martina, vi sono ottimi rapporti.
Martina è stata per 5anni la compagna di Mark e ora è gelosa di me.
Ho provato in tutti i modi a farle cambiare idea, ad accettare il fatto che ora lui ha scelto me, ma lei non ha mai voluto modificare il suo atteggiamento nei miei confronti.
Con Mark fa sempre la smorfiosa e io questo non lo sopporto.
Qualche giorno la prenderò a schiaffi!
Mark mi ha sempre rassicurata e consigliata di non darle peso e di fregarmene di quello che fa lei, ma io non posso sempre subire!
Oggi sono così esausta dopo la serata trascorsa in preda all’incubo, che di sicuro se la vedo la uccido!
Siamo arrivati in azienda e ognuno di noi va nel proprio ufficio.
-ma ciao cara “amichetta mia”!- mi salutò una voce che avrei potuto riconoscere tra mille.
-ciao Martina…-, la saluto con un tono seccato.
-che modi sono questi di salutare la tua “amichetta”?!-, mi domanda con quel tono così irritante che me lo fa proprio apposta.
-non è aria!-, le rispondo seccatamene cercando di deviare la discussione solo sulle questioni lavorative.
-non ti senti bene cara?-, finge d’essere preoccupata, ma io lo so che non è vera, è solo una falsa ipocrita e bugiarda, quindi sbotto e le dico: - ascoltami bene!se speri di provocarmi per mettermi in cattiva luce agli occhi di tutti e sperare così che io me ne vada per lasciarti più spazio con Mark, ti sbagli di grosso! Non ti darò questa soddisfazione, ma non provocarmi troppo sta giornata, perché fuori del lavoro posso farti ciò che mi pare e non so se mi fermerei alle sole parole oggi!-.
-non mi puoi trattare così!tu non sei nessuno!me la pagherai!-, mi dice Martina con tono molto autoritario, poi se ne va nel suo ufficio sbattendo la porta.
E’ davvero furiosa, forse non lo mai vista così furibonda.

la strega dell’ufficio

No!non mi pento di quello che le ho detto!
Se lo merita!
E poi non ho fatto niente, può capitare un giorno che non ce la faccio proprio a sopportare!
E’ ora di pausa pranzo e io e Mark, come al solito, ci sediamo vicini a mangiare nella sala mensa.
Sono ancora nervosa.
Spero di riuscire a mascherarlo, ma Mark appena mi vede mi domanda: - c’è qualcosa che non va?-.
-no caro, perché me lo chiedi?-, mento spudoratamente.
-non sei mai stata brava a mentire con me…che è successo?- mi domanda.
-ho litigato con Martina…non sono riuscita a trattenermi e le ho detto che se spera di provocarmi per mettermi in cattiva luce ai tuoi occhi e degli altri e sperare così che io me ne vada si sbaglia di grosso! Non le darò questa soddisfazione. Le ho anche detto di non provocarmi troppo, perché fuori del lavoro posso fare ciò che mi pare e non so se mi fermerei alle sole parole…ho esagerato lo so, ma non ce la facevo proprio a sopportare quella stregaccia oggi!-.
-non dovevi rispondere a quel modo! Che ti ha detto lei?-, mi chiede alquanto preoccupato ed ansioso.
-oh minacce di una a cui rode aver perso!nulla di serio!-.
-ti ha per caso minacciata o detto di volersi vendicare?-, sempre più ansioso.
-si, ma non ti preoccupare non può farmi del male!-, gli rispondo non comprendendo la sua ansia.
-…tesoro…io…credo che…-Mark esita per un attimo, poi riprende: -credo che tu sia in grave pericolo!-.
-perché dici questo amore?- gli chiedo preoccupata.
Sono tesa all’idea di sapere cosa mi deve dire perché so che sarà una cosa grave…lo sento…
Mark interrompe questi miei pensieri dicendo: - devi sapere che Martina non è una persona diciamo “normale”…ha dei poteri derivanti da alcuni suoi antenati che erano dei potenti maghi…ha un potere immensamente pericoloso, per questo la lasciai…-.
-ma non crederai ancora a queste sciocchezze Mark!- gli dico con tono scherzoso.
Lui mi guarda con sguardo serio e continua: - non sono sciocchezze! E il tuo incubo di cui mi hai parlato stanotte era solo una premonizione! Avrei voluto non fosse così, perciò ho deviato l’argomento, ma purtroppo quello che temo si sta avverando! Stuart è figura di Martina!-.
- che storia è questa Mark!- gli dico confusa.
-so che non è facile capirmi, ma…lo vista fare con i miei occhi un sortilegio a un uomo…sapessi come lo ha ridotto solo perché l’aveva superata in coda alla posta…-.
-ma dai non prendermi in giro…-, ma Mark la interruppe dicendole in tono molto severo: - se ti avessi preso in giro credi davvero che sarei così preoccupato?!…ora…devo trovare una soluzione prima che sia troppo tardi! Scommetto che Martina già starà attuando la sua vendetta!-, così si alza, mi da un piccolo bacio e se ne va.
Non so che cosa pensare.
Quella storia mi sembra così assurda…


Mark ed i dubbi giornalieri

Intanto la pausa pranzo è finita e io devo tornare al lavoro.
Mi dico: -sarà uno scherzo…Mark me ne faceva tanti per farmi ridere…
Sì di sicuro sarà così!- e ritorno al mio lavoro.
All’orario di fine lavoro, come al solito, aspetto Mark per andare a casa.
Oggi è in ritardo…
Che strano, penso tra me e me…
Solitamente è sempre così puntuale…
Avrà avuto un contrattempo evidentemente…
Ma sì! certo! Gli farò una sorpresa!
Lo vado prendere io nel suo ufficio!
Così ripercorro il corridoio del piano dove sta l’ufficio mio, poi giro a destra e mi ritrovo di fronte all’ufficio di Mark.
Mi fermo.
Non è solo.
Sento delle voci…
Mi avvicino alla porta e origlio:
Sento la voce di Mark che dice: -sentimi bene…lasciala stare…non c’entra niente…prenditela con me! Sono io la causa del tuo male! Non farle del male ti prego!-.
-Con chi starà parlando?-, mi domando perplessa.
Un’altra voce: -no!lei ha osato mancarmi di rispetto…la pagherà e poi la pagherai anche tu!-.
È la voce di Martina.
Entro…non ci penso su due volte e spalanco la porta.
Vedo Mark tutto sudato che sta in ginocchio di fronte a Martina.
Martina non è la stessa di sempre.
Continuo a pensare dentro di me…
Ha uno strano vestito addosso.
Nero…lungo…
Ha anche uno strano sguardo…
Oh no!
Quegli occhi!
Mi sembrano di fuoco…
Sono come quelli di Stuart!
Ho paura.
Resto immobile…
Mark mi guarda e dice: -perché sei venuta?!- con tono allarmante.
Io non rispondo e resto ancora immobile.
La paura mi ha pietrificata.
Martina mi fa segno di avvicinarmi.
Non so perché ma le do retta e mi avvicino a lei.
Mi prende una mano.
Mi stringe forte…
Che male!
Ma non riesco a muovermi…
Sono in suo possesso…
Mark cerca di muoversi, ma ad ogni suo movimento Martina mi stringe di più.
-ti prego…lasciami…-, riesco a dirle con voce strozzata.
-Mai!-, mi risponde con una voce non sua…
Sembra la voce di un mostro.
Mark coraggiosamente: -ti prego…Martina…lei non c’entra…prenditi me…-.
-prenderò entrambi…ma prima…prima mi divertirò a farti soffrire Mark! Per colpa tua io non sono più Martina! Adesso sono solo una macchina per fare giustizia! E la farò, certo che la farò! ahahahahahahah!-.
-no! Tu puoi essere ancora Martina se solo tu lo volessi…ascoltami ti prego…tu non sei il mostro che ora credi di essere…tu lo sai che se io ti ho amata perché riuscivi a essere Martina!-.
-ora lei non esiste più! È morta quando tu hai scelto lei!Morirete entrambi!Ma tu! Tu Mark dovrai soffrire molto di più di lei…-.
-perché ti vuoi comportare male come ho fatto io con te? Non essere come me…prenditela solo con chi ti ha fatto davvero male…io ti ho lasciata non lei! Io ti ho disprezzata…-, dice Mark cercando così di convincerla a lasciarmi andare.
Martina, anzi il mostro che ora è diventata, ancora più furente mi sbatte sulla scrivania di fronte a Mark e dice:- ancora una volta preferisci lei! Ancora una volta stai cercando di farmi scema! Ma stavolta non sono la stessa! Pagherai anche questa Mark!-.
Mi diede due o tre ceffoni, ora non ricordo bene.
Perdo i sensi…

L’epilogo

-dove…dove sono…?-, chiedo stordita.
-in ospedale signorina-, mi risponde un’infermiera.
Non ricordo quasi nulla in questo momento, poi riaffiora tutto.
-il…mio compagno…Mark…come sta?dov’è?-, chiedo preoccupata.
-chi?signorina non c’era nessuno, quando l’hanno trovata…-, mi risponde la donna.
-come nessuno…io sono sicura stava anche Mark e Martina…-, esclamai agitata.
-si calmi signorina! E’ evidente che è in stato confusionale…le daremo un calmante…-.
-no! Voglio sapere dov’è Mark…Maaark!-, mi addormento dopo aver avuto una dose di morfina.
Dopo qualche tempo riprendo i sensi…
Sono un po’ stordita, ma dopo poco ricordo tutto.
In stanza con me vi è un’altra donna.
Da quello che si può capire deve avere più o meno 30anni.
La osservo per un po’.
Mi ricorda Martina.
La stessa bellezza, la stessa faccia…
Spero che non sia lei davvero…
Ho paura…
La sto ancora osservando, quando lei mi guarda e poi mi chiede: - salve…deve dirmi qualcosa?-.
-no…solo che…beh ecco…lei mi ricorda tanto una persona…-.
-davvero? Spero che sia una bella persona…-.
Ha un tono di voce che non mi piace.
Maschero la mia paura e le rispondo: - si! Lei mi ricorda una mia collega di lavoro…-.
-e come si chiama questa sua collega?-, mi chiede con un sorrisino beffardo sulla faccia.
- Martina…-, le rispondo con un filo di voce.
-già…lo sapevo sa che mi avrebbe detto Martina…la mia cara gemella…-.
-lei è la sorella gemella di Martina?-, le chiedo sorpresa.
-si! Mi chiamo Raffaella. E lei?-.
-Sabrina…-, rispondo sorpresa e preoccupata.
- Sabrina…questo nome non mi è nuovo…per caso lei è la fidanzata dell’ex di mia sorella? Si chiama Mark!-, mi domanda perplessa.
Non vorrei risponderle, ma non posso tacere, quindi le dico: - si…perché me lo chiede?-.
- ora finalmente so per chi Mark la lasciata…-.
Non ribatto.
Ho molta paura.
Raffaella: - sa mia sorella è un tipo piuttosto vendicativo…per ottenere vendetta è capace di vendersi l’anima…-, mi dice la donna.
-lo so…ho sperimentato la sua rabbia!-, le ribatto impaurita.
-che le ha fatto?-, mi chiede preoccupata.
-se sono qui è grazie a lei…e poi…Mark…chissà dove sarà…-, dico piangendo.
-mi racconti tutto quello che è successo! Forse posso aiutarla…-, mi dice la donna.
-è una lunga storia, ma sento che mi posso fidare di lei…anche se è la sorella di Martina!-.
Le racconto tutto, poi lei mi dice: - ho capito…deve avere abusato dei suoi poteri…sa mia sorella ha dei poteri ereditati da alcuni nostri avi…anche io li ho ma ho giurato di non usarli…ho troppa paura che si prendano possesso di me…quando usciremo da qui l’aiuterò a ritrovare Mark prima che sia troppo tardi…-.
-grazie davvero…- le dico fidandomi del mio istinto che mi dice che di Raffaella mi posso fidare.
Passa un giorno e ci dimettono entrambe.
Ci siamo accordate in precedenza che io sarei andata per un po’ a casa sua per poter elaborare un piano.
-ho bisogno di concentrarmi! Vado nella mia stanza…-, mi dice Raffaella chiudendosi in una camera.
Sono in ansia.
La mia preoccupazione aumenta sempre più.
Mi sembra di impazzire e lei non si sbriga…
-finalmente sono riuscita ad individuarli utilizzando i miei poteri…dobbiamo sbrigarci!-, mi dice dopo un paio d’ore.
-dove sono? Andiamo a riprendere Mark subito!- le dico preoccupata e speranzosa.
-non è così semplice…vedi mia sorella in questo momento non è più lei…un mostro malefico l’impossessata…ha giocato troppo con suoi poteri e ora la sua parte negativa l’imprigionata…-, mi controbatte tristemente.
-cosa pensi di fare?-, le chiedo preoccupata e anche con comprensione perché capisco bene che non deve essere facile per lei dover combattere contro la sorella.
-andiamo nel posto dove stanno loro e vediamo di farla ragionare, anche se penso sarà difficile…-, mi dice con gli occhi lucidi.
Ci rechiamo in quel posto.
Non è un bel posto: tante rocce grandissime, caverne, burroni, rovi.
-plic!plic!-…
Piove!
Che bello!
Non solo il paesaggio lugubre, ma adesso anche la pioggia ci si mette!
Raffaella mi distoglie da questi miei pensieri e mi indica la strada da percorrere.
Arriviamo dopo non poche difficoltà ad una caverna molto grande.
La percorriamo.
L’unica fonte di luce è la mia pila che per fortuna ho con me.
Fa ovviamente pochissima illuminazione, ma almeno non inciampiamo…
O meglio possiamo provare ad evitarlo…
Non l’ho nemmeno finito di pensare che inciampo.
:-ahi! Che male!-, urlo lamentandomi e tenendomi il ginocchio.
Raffaella si ferma, raccoglie la pila che mi è caduta, e mi dice: - hey… tutto ok?-.
-no! Il ginocchio…mi fa malissimo!- le dico piangendo dal dolore.
-coraggio! Prova a camminare…non puoi certo restare qui da sola e al buio!-, mi scuote e mi porge le mani per farmi appoggiare…
Niente da fare.
Ci provo con tutte le mie forze ma…
Il ginocchio duole troppo.
Non lo posso muovere…
-Raffaella vai avanti! Non ci fermiamo tutte e due! Io cercherò di trascinarmi fuori piano piano…non abbiamo fatto molta strada infondo…-, le assicurai ostentando una sicurezza che non ho.
-non le sai dire le bugie! Ti porterò in spalla! Sono forte e ce la farò!-, così mi prende e piano piano andiamo avanti.
Tengo la pila in modo da farle luce.
Arriviamo dopo circa una mezzora in un punto della caverna dove vi è molta luce.
C’è una roccia piccola sulla quale Raffaella mi adagia.
Ci guardiamo intorno…
Sembra non esserci nessuno.
-Pum! Pum!-, sentiamo dei passi che si avvicinano sempre di più.
-è lei?-, chiedo con paura a Raffaella.
-si! Preparati perché non sarà la Martina che ricordi tu…-.
-che razza di mostro sei?!-, esclamo stupefatta quando vedo il mostro che è arrivato.
-sono il mostro che avete scatenato in Martina…-, mi dice con una voce molto possente.
Fa paura.
Ha la bocca con denti aguzzi, un colorito giallastro, ali nere che le spuntano da dietro le spalle, gambe che sembrano zampe di drago.
-so chi sei!-, esclama Raffaella piena di coraggio e determinazione, e continua:-ti eliminerò!-
-non ti importa della tua unica sorella?!-, rispose con tono soddisfatto e di sfida.
-mia sorella purtroppo non c’è più! È morta il momento in cui ti ha accettato! Non posso fare altro che usare tutto il mio potere per ucciderti!-, risponde Raffaella con voce strozzata dal pianto.
Comincia una dura lotta.
Non mancano urla e ferite di entrambe la parti.
Il mostro è finalmente alle strette.
Non può farcela.
Ma ecco che il mostro fa apparire Mark.
Io lo vedo e urlo:- Raffaella è Mark! Fermati o lo ucciderai!-.
Mi ignora.
Colpisce senza pietà attraversando anche il corpo di Mark.
Il mostro scompare.
Lascia il posto solo a un cumulo di cenere.
Sto male.
La mia vita è finita.
Mark…

Mark?
- o mio Dio! Mark! Sei tu?!-, vedendolo sbucare dal fondo della caverna.
-si! Ero prigioniero in catene che si sono frantumate quando Raffaella l’ha ucciso…grazie Raffaella…so quanto ti deve essere costato…-.
-dovevo farlo! Infondo…si quel mostro non era più mia sorella!-.
Torniamo alla nostra vita di sempre, ma nel mio cuore rimarrà sempre il ricordo di questa avventura.

Ringrazio per la collaborazione Raffaele S…

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